Resilienti si nasce o si diventa?

Tutte e due le cose. Innegabilmente esiste una predisposizione caratteriale all’ottimismo, alla socialità, alla creatività, all’energia realizzativa, componenti che facilitano una reazione vitale alle avversità.

Ma la resilienza è anche una capacità che si può apprendere e alla quale si può educare. Come per la ginnastica artistica e l’inglese, tuttavia, è meglio iniziare da piccoli. Se cresciamo in ambienti incoraggianti, che non drammatizzano le difficoltà, che non colpevolizzano per gli errori, che spingono ai tentativi, che supportano nella frustrazione, saremo adulti più resilienti di chi è stato abituato a vergognarsi per un fallimento, e a pensare che sbagliare è peggio che rinunciare.

Se invece siamo ormai grandi, è possibile migliorare la nostra resilienza? Certamente sì, e avvalendosi di molte diverse strategie.

Purtroppo, però, nuoteremo controcorrente. Se la nostra personalità è incline alla depressione, alla rinuncia, al senso di colpa, se sopportiamo male le delusioni, se tendiamo a generalizzare ogni insuccesso fino a farlo permeare tutti gli aspetti della nostra vita, dobbiamo sapere che dovremo cambiare molte delle nostre convinzioni fondamentali per diventare più resilienti. Cambiare i nostri schemi più profondi tuttavia, può non essere facile, né immediato.

C’è un’altra possibilità…

Salire di livello, bypassare la nostra personalità rigida e poco incline al cambiamento, e “fare come se…”. Comportarci come se riuscissimo a superare le avversità con agilità, non dare ascolto alle nostre reazioni emotive negative, ma agire “come se” fossimo resilienti. Una messa in scena con noi stessi? Una forzatura? Sì. Ma con enormi benefici concreti nella nostra vita, i quali riusciranno a scardinare i nostri schemi disfunzionali e pessimistici molto meglio di tanti tentativi di autoconvinzione teorica. I pensieri modificano i pensieri, ma l’azione, tramite i risultati, modifica i pensieri molto più efficacemente.

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2 pensieri su “Resilienti si nasce o si diventa?

  1. Qualcuno suggerisce che quando la mente ci dice brutte cose, possiamo risponderle, con un ideale grazioso sorriso, “grazie per avermelo fatto presente” e continuare per la nostra strada. Credo sia una buona tattica. Per la strategia, ci stiamo attrezzando. 🙂

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