Due discipline non contigue, eppure… *

* di Stefano Sappino, Ingegnere Meccanico

Non mi aspettavo che il temine resilienza saltasse fuori a sorpresa dagli archivi della mia memoria, dritto dalla mia laurea in ingegneria, per di più nella sua accezione adoperata in psicologia.
Semplificando la definizione della fisica dei materiali, la resilienza indica la capacità di un materiale di resistere a sollecitazioni violente e improvvise senza spezzarsi o riportare deformazioni che lo rendano inadatto all’uso.

La cosa meravigliosa della interdisciplinarietà è che ci sono cose, nelle aree che non conosci, che forniscono informazioni preziose per le cose di cui ti occupi “di solito”. Nel caso della scienza dei materiali e della resilienza, trasposti ai temi di questo blog, ecco alcune considerazioni sparse che mi si sono presentate alla mente.

La capacità di resistere agli urti, o per essere precisi alle deformazioni da essi provocate, non è una caratteristica assoluta e costante: per ogni dato materiale dipende dalla temperatura, dalla modalità con la quale si riceve “l’urto”, dalla micro organizzazione interna del materiale. E qui le cose si fanno interessanti: più sto bene (la temperatura, entro certi limiti superiori ed inferiori) meglio posso assorbire colpi inattesi, in altri articoli del blog si cita infatti la opportunità di generare una realtà positiva; come seconda considerazione, un conto è una pressione estesa e lenta, un altro un colpo imprevisto e concentrato; posso resistere ad uno, ma non all’altro, e viceversa.

La struttura interna (traslando, la nostra personalità) influenza molto il modo  con il quale rispondiamo. Si potrebbe pensare che più la struttura è “perfetta” meglio si resista:  in natura, però, non è così. E’ proprio il modo con il quale i piccoli difetti interni della struttura cristallina del materiale (si chiamano “dislocazioni”) possono muoversi senza arrivare ad una rottura che consente ad un materiale di essere duttile, ovvero di assorbire sollecitazioni senza rompersi. Non a caso, si dice adamantino di una persona senza difetti, ed i diamanti sono durissimi ma fragilissimi.

Non vorrei pensaste sia meglio avere molti difetti per resistere a ogni rovescio della vita: nella scienza dei materiali uno o più grossi difetti rappresentano i punti intorno ai quali si concentrano le tensioni (il materiale non si può adattare) che provocano la rottura. In medio, ergo, stat virtus (come per le temperature!).

Infine, cosa significa essere resilienti? Significa assorbire nella propria struttura le sollecitazioni esterne senza perdere le proprie caratteristiche principali (per un materiale, l’affidabilità per lo scopo per il quale è stato progettato, per gli umani… fate voi). Tutti i materiali hanno il loro limite, al di sopra del quale avviene la rottura: per i materiali, e per gli umani, ad impossibilia nemo tenetur.

Una immagine infine: lasciate stare la parte tecnica; si può dire che se siete resilienti, tutto quello che vi fa spostare nell’area grigia è compatibile con lo “stare bene”. Se non lo siete… avete solo l’area rossa per muovervi!

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