Sopravvivere a un danno

Non è solo quando andiamo incontro a un fallimento dei nostri piani, a un insuccesso professionale, a una sconfitta, che abbiamo bisogno di ricorrere alla nostra resilienza.

Purtroppo esistono altri “brutti colpi”, altre prove che la vita può metterci di fronte, e affrontarle può essere molto duro. Lutti, malattie, abbandoni, perdite, sono eventi dolorosi, discontinuità della nostra vita e della nostra progettualità, rispetto ai quali spesso non abbiamo controllo né possibilità di negoziazione. In questi casi, non c’è verso di ridimensionare l’episodio, di attivare obiettivi alternativi, di pensare in modo creativo o cercare di trarre il buono da quanto accaduto.

In questi casi le nostre reazioni emotive si scatenano apparentemente senza freni e in modo istintivo, ci sembra che il dolore sia indomabile, e che la frattura nella nostra esistenza non si possa più rimarginare.

Per fortuna non è così, e la disperazione non durerà per sempre, anche se probabilmente per sempre ne porteremo il segno. Ma le cicatrici a lungo andare non fanno più male. Solo un po’, ogni tanto, quando cambia il tempo…

Il tempo.

Ingrediente indispensabile nell’elaborazione di ogni sofferenza, e per quanto all’inizio il lentissimo passare delle ore ci sembri una tortura, il trascorrere dei giorni è uno dei balsami più efficace per ogni tipo di ferita. Perché la nostra psiche, nel frattempo, un po’ autonomamente, un po’ con il nostro aiuto, si ristruttura, e guarisce. Ma non si può metterle fretta più di tanto.

Le emozioni negative e perniciose che abbiamo bisogno di superare per risollevarci:

–       la tristezza, la depressione; causate dal senso di perdita, dalla pena per se stessi e per il proprio futuro, che si immagina irrimediabilmente infelice; dal senso di colpa e di inadeguatezza per non aver saputo evitare l’evento luttuoso.

–       la rabbia, generata da una percezione di esser stati vittima di un’ingiustizia (“perché è capitato a me?”) o di aver subito un danno per colpa di altri; o ancora dal sentirsi impotenti.

–       la paura, l’ansia; il timore di non farcela, di rimanere soli, di non essere in grado di affrontare il futuro, la preoccupazione che l’imponderabile posa di nuovo colpirci a tradimento.

A questo punto entra in campo la resilienza, che ci apre pian piano nuove speranze e nuovi scenari possibili per la nostra esistenza, che ci aiuta ad avere fiducia nelle nostre possibilità, che ci consente di appoggiarci alle persone per noi significative, o alla fede, o ai nostri valori e ideali.

La resilienza è quella cosa che, quando un sipario di velluto nero cala davanti ai nostri occhi, ci consente di pensare: “Non sarà così per sempre.”

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One thought on “Sopravvivere a un danno

  1. alla resilienza non credo più,il tempo non cura più nulla e a volte vige il ritorno dell”Epifania proustina.

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