A volte costa meno soffrire

Può capitare che, anche se in noi non alberga alcuna vena masochistica, la sofferenza per un evento negativo permanga oltre quello che ci aspetteremmo, togliendoci energie vitali e lasciandoci galleggiare in un limbo senza prospettive e anonimo,  dal colore grigio scuro-nerastro.

Può capitare che, pur desiderando con tutto il cuore di stare meglio e di riprendere il nostro cammino, ci comportiamo in modo recalcitrante rispetto a ogni rimedio e a ogni pensiero che ci possa far stare meglio.

Quando succede, dobbiamo chiederci, prima di scivolare in uno stato di depressione vera e propria, cosa ci impedisce di risollevarci e di guarire le nostre ferite.

Quale prezzo stiamo pagando con il nostro dolore, a chi o a quale causa lo stiamo offrendo?

Perché una parte di noi non vuole lasciare quel paese freddo e piovoso?

Se è un lutto che stiamo affrontando, forse non vogliamo lasciare andare la persona perduta, oppure ci sembrerebbe di fare cosa empia ricominciando a vivere senza di lei.

Se invece si tratta di una sconfitta, e magari non la prima, forse ci stiamo arrendendo ad un’idea di noi stessi che non ci vuole vincenti e di successo. Forse dobbiamo mantenere una coerenza interna della nostra identità, ed essere resilienti potrebbe contrastare con questo schema.

Forse il conforto, il supporto e la compassione di chi ci sta vicino è per noi più tollerabile della loro invidia. Chi ha successo, ci hanno insegnato, è sempre solo. (Bel deterrente, vero?)

In ogni caso, dobbiamo renderci conto che la permanenza in noi del dolore assolve a un obiettivo interiore, più prezioso del nostro stesso benessere.

Scovare quell’obiettivo nascosto e riposizionarlo nella scala delle priorità ci potrà finalmente dare sollievo, e di lì a poco magari ci potremo concedere di essere di nuovo felici, o almeno fiduciosi nel futuro.

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One thought on “A volte costa meno soffrire

  1. cara lidia,
    hai ragione… capire a che cosa ci serve quel dolore può farci capire se è per noi importante tenerlo o lasciarlo andare… il dolore, la delusione possono essere delle ottime coperte da cui farsi proteggere rispetto alla possibilità di rimettersi in gioco e rischiare ancora. Credo che qualunque sia la scelta vada bene. L’importante è essere consapevoli di che cosa c’è dietro quella scelta. Se vogliamo rimanere attaccati a che cosa è stato, è bene essere consapevoli di che cosa ci fa stare lì. Se per noi è più funzionale quello oppure andare oltre…

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