Imbianchino o ragioniere?

C’è una differenza fondamentale tra il metodo di lavoro di queste due figure, e possiamo usarle per una metafora divertente del nostro atteggiamento verso il successo.

L’imbianchino è soddisfatto quando il muro che sta tinteggiando è perfettamente rasato, pulito, uniforme. Un’unica crepa, un’unica bolla, un’unica macchiolina compromettono il suo risultato. Il suo cliente non noterà i molti metri quadri di tinteggiatura perfetta, ma il suo occhio cadrà immancabilmente, per un problema di salienza percettiva, sulla piccola imperfezione. Dopo la consegna, peraltro, l‘esperienza ci insegna, la parete resterà ben poco tempo così intonsa…

Il ragioniere fa un bilancio. Tra uscite (ossia, per noi, spese, sforzi, costi) ed entrate (nella nostra vita: ricavi, premi, soddisfazioni). Quando il saldo tra le due voci è positivo, egli ritiene di aver fatto un buon servizio per il suo committente. E in effetti il suo cliente è contento quando, nonostante spese e tasse, gli rimane un margine di guadagno diverso da zero.

Spesso nella nostra vita siamo severi con noi stessi come il cliente con l’imbianchino, e basta una piccola sbavatura per distogliere la nostra attenzione da tutto il resto della nostra vita che invece va per il verso giusto. Il successo per chi la vede in questo modo non prevede che qualcosa vada male. Ma, come il muro appena rifatto, questa è un’evenienza non solo rara ma molto fugace.

Le persone resilienti, invece, sono capaci di ripristinare velocemente dentro di sé un’ottica di bilancio globale, valutando complessivamente la propria vita, ed assegnando un peso giusto ma non preminente agli eventi negativi. E’ più difficile allora che si sentano insoddisfatti, perché hanno presente con altrettanta chiarezza sia i motivi di scontentezza sia quelli di orgoglio e gioia.

Nessuno di noi, però, è sempre e a ogni costo pittore o commercialista, mentre è più facile che assumiamo ora un’ottica ora l’altra, a seconda della nostra fase di vita, delle nostre esperienze, del contesto specifico di un’esperienza, e dei nostri punti deboli. Anche a seconda di come ci gira quel giorno in particolare.

Dunque l’ottica si può modificare, non è un fattore statico e rigido.

Quindi, oltre ad assistere alle sue variazioni spontanee, possiamo modificarla noi.

Ecco un’altra scelta che possiamo fare: possiamo decidere di essere imbianchini o ragionieri, e a un livello più alto, decidere se vogliamo essere solo spettatori dei nostri processi mentali, e fare i colonnelli metereologi, oppure se vogliamo provare a impattare su di essi, e incarnare se non il comandante della nave, almeno un ufficiale di macchina.

Ma navigando di metafora in metafora, siamo incappati in un concetto aspro e pericoloso come uno scoglio tagliente: per evitare naufragi e derive, occorrerà definire il “successo”…

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