Definire il successo

Abbiamo mai riflettuto seriamente su cosa significa il successo, per noi? Non “secondo noi”, ma proprio “per noi”, addosso a noi, sulla nostra pelle, nella nostra pancia.

Cerchiamo di pensare non a un esempio di chi consideriamo una persona di successo, ma quand’è che noi abbiamo sentito di aver raggiunto un successo.

Spesso ci poniamo degli obiettivi in base a delle considerazioni astratte, a degli esempi da emulare, a come ci immaginiamo che quei traguardi possano renderci felici e soddisfatti, seguando un percorso ormai iniziato e proseguito solo per coerenza ma senza convinzione.

Dovremmo riflettere che una volta raggiunto uno scopo, quello che è valso davvero lo sforzo e i sacrifici non è tanto piantare la bandierina sulla cima, ma è come ci sentiamo dopo aver scalato quella montagna.

Se, dopo aver tanto combattuto, la conquista agognata non ci muove nessuna emozione, e restiamo freddi davanti alla nostra stessa vittoria, abbiamo mal tarato il nostro obiettivo.

Dobbiamo perseguire quello che ci fa stare bene. Non è lo stesso per tutti: alcuni stanno bene quando raggiungono la serenità e la tranquillità, altri se sono in continuo stato di attivazione e circondati di stimoli eccitanti, altri ancora quando si sentono ammirati e stimati, altri se sentono realizzate le loro potenzialità.

Pur con tutte le sfumature possibili e immaginabili, quando ci proponiamo un obiettivo, dobbiamo prima riflettere se conseguirlo è proprio la cosa che ci darà lo stato di benessere che desideriamo. Se no, vuol dire che siamo fuori strada. Che stiamo emulando un modello sbagliato, che non ci conosciamo abbastanza bene, o che non abbiamo ancora ben chiaro quello che ci attiva emozioni positive.

Questo è secondo me il successo, non la gloria del mondo, non l’ergersi al di sopra dei propri o degli altrui limiti.

Ma fare quello che ci fa sentire bene.

Quand’è l’ultima volta che vi siete sentiti davvero contenti?

Cosa è stato a muovervi delle emozioni così positive?

Bene, rifatelo.

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