I have a dream

Non sono d’accordo. Un sogno solo non basta. Bisogna averne tanti, ramificati, di prima e di seconda scelta, paralleli o consecutivi, di serie A e di serie B. Bisogna sempre avere un sogno di riserva nella manica. Perché non sempre le nostre speranze si realizzano del tutto, e a volte non sono realizzabili affatto. Allora, avere un piano B che ci faccia recuperare motivazione ed entusiasmo può essere la nostra ciambella salvagente. Può anche succedere che ci rendiamo conto che il nostro sogno principale sia una bufala, che quella ragazza speciale era solo un bluff, che quell’ambito traguardo professionale non ci emoziona come pensavamo, che avevamo frainteso noi stessi nella ricerca della realizzazione personale. Anche in questi casi, avere la capacità di cambiare subito prospettiva, e di riattivarsi rapidamente su un altro set di obiettivi può fare la differenza tra lasciarsi andare alla delusione e il rimettersi subito in gioco.

I sogni sono i nostri driver, quelli che ci indirizzano ogni giorno, che ci fanno sentire attivi e padroni delle nostre scelte. E che ci danno le maggiori probabilità di vivere le emozioni che predilegiamo. Ma attenzione, non è che rinunciando a nutrire i nostri sogni possiamo scendere dalla giostra e concederci un po’ di riposo… La giostra della vita non si ferma. E neanche il nostro tempo. La differenza è provare a indirizzarla, oppure evitare di farlo e procedere ondivaghi dove le cose ci portano. Non è sempre detto che pur tenendo saldo il volante riusciamo ad andare dove desideriamo, ma sicuramente è meno probabile che ciò accada se ci sediamo in un autobus che prosegue senza conducente.

Per quanto stanchi e demoralizzati possiamo sentirci in un periodo nero, rinunciare a perseguire ciò che ci può rendere felici non è uno sciopero che cristallizza quel momento, è una delega piena al caso a decidere nel frattempo per nostro conto.

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