Nessuno è perfetto

Su questa affermazione generale e generica ci possiamo dire tutti d’accordo. Proviamo a rigirare la frase, lasciandone intatto il significato.

Tutti siamo imperfetti.

Già suona meno bene. La si digerisce con più difficoltà. Ha un suono meno armonico, meno rassicurante. Un suono di rimprovero, di alibi, di rassegnazione, di accusa, di impotenza, a seconda di come sono orientate le nostre orecchie. L’effetto peggiora ulteriormente se modifichiamo ancora la frase e la rendiamo in prima persona.

Anche io sono imperfetto.

Brutta cosa. Ricorda la cacciata dall’Eden, il peccato originale, l’ineluttabile fallibilità e vulnerabilità dell’essere umano. Eppure, ascoltato con l’orecchio giusto, questo semplice concetto  ha una valenza liberatoria importante nei confronti di mille angosce, di mille sensi di colpa e di inadeguatezza che ci rovinano le giornate. Un numero molto alto di persone non può pensare con serenità al fatto di essere intrinsecamente imperfetto. Ammettere di avere dei difetti, per contro, è più facile. I difetti sono stabili, riconoscibili e controllabili. Persino smussabili, se ci mettiamo d’impegno. Se li vendiamo bene, riusciamo anche a farne un vanto. Ma non sono i nostri difetti a renderci imperfetti. E’ la nostra natura di essere umani. Siamo imperfetti perché non siamo automi. Non funzioniamo sempre alla stessa maniera, e milioni di variabili differenti si combinano ogni volta in modo differente in ogni cosa che facciamo. Questo comporta che in ogni nostra azione esiste il rischio, non del tutto controllabile, che non tutto venga fuori  come ci aspettavamo.

Questo rischio intrinseco e non eliminabile è proprio quello che ci brucia.

E che ci rende profondamente umani.

Se solo riuscissimo ad accettarlo, in noi stessi e negli altri…

Annunci