Dove ho sbagliato?

E’ una sana domanda da farsi, quando qualcosa va a rotoli. Un amore, il lavoro, il matrimonio, il rapporto con i figli. Non chiedersi quali sono le nostre responsabilità in un momento di difficoltà sarebbe patologico, autoreferenziale, segno di una personalità che non si mette mai in discussione.

Eppure, anche se le premesse di un tale interrogativo sono fisiologiche e sane, a volte nascondono uno screzio vittimistico e depressivo.

Chiedersi “Dove ho sbagliato” è già dare per scontato che in qualcosa abbiamo mancato. Il che può essere, senza dubbio, vero, ma solo una serena e lucida analisi di ciò che è successo lo può stabilire. Dirselo da prima significa già mettersi in posizione di colpevolezza ai nostri stessi occhi.

E poi, perché usare il termine “sbagliare”? Gli errori esistono, senza dubbio, ma ci siamo mai chiesti perché in genere gli esseri umani sbagliano?

Perché non sanno predire il futuro. Per mancanza di conoscenze certe, perché sbagliano previsioni e valutazioni. Facciamo sbagli e stupidaggini perché non ne conosciamo le ricadute, oppure non valutiamo correttamente le conseguenze di alcune azioni o alcuni comportamenti.

Quindi, forse, la domanda più appropriata da farsi è “Cosa ignoravo?” “Cosa avrei dovuto sapere perché le cose andassero diversamente? E queste informazioni, avrei potuto ottenerle in qualche modo, sfruttarle meglio, oppure solo la sfera di cristallo avrebbe potuto evitarmi questi guai?”

Se ci rispondiamo sinceramente con l’ultima opzione, smettiamo di fustigarci e dirigiamo piuttosto le nostre energie a risolvere i problemi che ci angosciano.

Tanto, per quanto intuitivi, scaltri, prudenti e lungimiranti possiamo diventare,  la sfera di cristallo non ce l’ha e non ce l’avrà mai nessuno.

Quindi, un seppur minimo rischio di venir messi in buca lo dobbiamo per forza accettare.

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E se invece abbiamo sbagliato davvero? Probabilmente abbiamo agito per quello che credevamo fosse il meglio, non con il senno di poi ma con quello che avevamo in quel momento. Il senno di poi è una delle trappole più infide che esistano… non ha nessun senso giudicarci alla luce di quello che abbiamo saputo in seguito, ma dobbiamo rivedere e criticare le nostre azioni riavvolgendo il film, e ricalandoci nei nostri pensieri e nelle nostre risorse di allora. Solo così potremo individuare dove fare delle azioni correttive, rispetto ai nostri modi di pensare e di affrontare le situazioni.

E in ogni caso, ricordiamoci che in famiglia, chi si occupa della cucina romperà sempre più stoviglie degli altri. Solo chi non fa, non sbaglia.

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