Sulle tracce della Papessa

sacerdotessaKlimtLa carta della Papessa è uno degli Arcani più misteriosi e ricchi di fascino. A partire dall’800 numerosi studiosi dell’esoterismo iniziarono a rappresentarla come una sacerdotessa pagana; seguendo questa suggestione, girovagavo per la rete cercando un’immagine che mi ispirasse, e mi sono imbattuta in quest’opera meravigliosa di Klimt, ormai perduta.

Vi invito a leggerne la storia, e a riflettere su come alcuni limiti umani hanno potuto, e possono ancora, ostacolare drammaticamente il progredire dell’arte, della conoscenza e del pensiero.

“Nel 1894 Gustav Klimt ottenne l’incarico di realizzare alcuni grandi pannelli decorativi per l’Aula Magna dell’Università di Vienna. A Klimt spettò il compito di rappresentare la filosofia, la medicina e la giurisprudenza. Dopo vari progetti e bozzetti, l’artista cominciò a dedicarsi concretamente a essi solo dal 1899. Per il pannello dedicato alla Medicina, l’artista ideò un viluppo verticale di corpi, in massima parte nudi. Tra essi si potevano vedere mescolate figure di donne nude incinte, di bambini, di vecchi, e di scheletri. Doveva rappresentare il flusso della vita, in cui erano riunite tutte le fasi principali: nascita, crescita, generazione, morte. Davanti ad esso Igea, figlia di Esculapio e dea della Salute. Ma, contrariamente alle aspettative dei committenti, essa non trasmetteva la certezza rassicurante della scienza medica. Assomigliava, invece, a una sorta di maga, capace solo di volgere le spalle all’umanità, impotente o noncurante nei confronti del suo destino.

Le nudità femminili diedero il pretesto a facili accuse di oscenità e pornografia. Ma ciò che soprattutto era mal tollerato dall’opinione pubblica era il senso di profonda incertezza e inquietudine che le immagini trasmettevano, quando avrebbero dovuto comunicare fiducia nella scienza e nella conoscenza. A questo punto, nel 1905, Klimt decise di ritirare i pannelli già consegnati. L’industriale August Lederer e Koloman Moser comprarono i dipinti. Durante la seconda guerra mondiale vennero trasferiti nel castello di Immendorf per precauzione. Lì bruciarono nel 1945 a causa dell’incendio appiccato dalle SS nel corso della loro ritirata. Ne rimangono solo delle foto in bianco e nero, e una foto a colori del bozzetto di Medicina.”

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