L’esemplare vicenda degli scheletri di Waldassen

Nella basilica di Waldsassen, città bavarese al confine con la repubblica Ceca, trovano degno alloggio dieci fulgenti reliquie. Altrettanti scheletri di martiri vi furono traslati nel secolo XVII dalle catacombe romane, e quindi con grande perizia artigianale orafa completamente ricoperti di ricchissimi ornamenti, vesti magnifiche e gioielli, secondo il gusto barocco coevo, e posizionati in grandi teche con pose differenti.

Spesso un silenzioso oblio è molto più decoroso della gloria degli altari.
Spesso un silenzioso oblio è molto più decoroso della gloria degli altari.

Qui la sconcertante galleria:

http://beautifuldecay.com/2012/10/03/toby-de-silvas-beautiful-photographs-of-the-skeletons-of-martyred-saints/

Spesso anche a noi capita, con le situazioni o le relazioni che si chiudono, di volerle in un primo periodo dimenticare, oscurare, seppellire in un luogo inaccessibile alla memoria. In un secondo tempo, pian piano, cominciamo a rivalutarle, a elaborare la loro fine sotto un’ottica differente, e in alcuni casi, a prenderle come pietra di paragone con le nuove persone o con i nuovi contesti che stiamo incontrando. In rari casi, le assurgiamo a insuperabili campioni di perfezione, e i nostri pensieri corrono a qual che non c’è più con nostalgia e rimpianto.

Ciò che finisce rimane sempre nella nostra vita, fa parte di noi, della nostra esperienza, dei nostri ricordi e influenza il modo in cui ci poniamo verso il futuro. La cosa più difficile, tuttavia, è riuscire a collocare in modo equilibrato il passato nel nostro racconto di vita, rendendogli giustizia per le cose positive che ci ha portato, ma evitando di farci in alcun modo bloccare o condizionare dai suoi effetti.

Se gli antichi martiri paleocristiani avessero potuto prevedere questa loro spettacolare esposizione, probabilmente non ne sarebbero stati molto felici. Forse anche il nostro passato amerebbe essere lasciato lì dov’è.

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