Una questione di fede? Il Papa

Innumerevoli misfatti furono perpetrati, nel corso della storia, in nome di una fede assoluta. Ancora oggi purtroppo non mancano gli esempi di come il fanatismo, da qualsiasi parte si annidi, mette in pericolo conquiste civili e sociali faticosamente raggiunte. Spesso, tuttavia, dietro il paravento di un’ideologia, chi manovra le folle non è affatto interessato ai motivi di principio propugnati, ma solamente al potere che può derivargliene personalmente, e a manipolare per i suoi scopi seguaci e simpatizzanti.

Non dimentichiamo che nel periodo in cui furono videro la luce i Trionfi, o Arcani Maggiori, intorno alla metà del 1400, la figura del Papa non era solamente una guida spirituale, ma un vero e proprio sovrano assoluto, con una enorme influenza sugli equilibri politici europei, e la sua nomina, non dinastica ma elettiva, nascondeva innumerevoli intrighi e lotte di potere molto complesse. Quando incontriamo quindi questo Arcano, non dimentichiamo che vi è raffigurato un personaggio di sconfinato potere, di grande peso diplomatico, assolutista e dogmatico, che dietro un benevolo carisma nasconde una struttura di regole e di principi che, se vogliamo usufruire dei suoi favori, occorre abbracciare in modo acritico e indiscutibile.

Jean_Paul_Laurens_Le_Pape_Formose_et_Etienne_VII_1870Nella foto, Le pape Formose et Etienne VII, dipinto di Jean-Paul Laurens, 1870.

In uno dei momenti più bui della storia medioevale del papato, alla fine del secolo IX, avvenne quello che fu tramandato alla storia come “Il sinodo del cadavere”. Qualche mese dopo la sua morte, nell’897, papa Formoso fu riesumato per ordine di papa Stefano VI; il suo cadavere, vestito dei paramenti pontifici e posto su un trono, dovette subire una serie di gravi accuse sul suo operato politico. Il verdetto stabilì che il deceduto era stato indegno del pontificato, e tutti i suoi atti e le sue misure vennero annullati. Le vesti papali gli vennero strappate di dosso, le tre dita della mano destra, usate dal papa per le benedizioni, gli vennero tagliate e il cadavere fu gettato nel Tevere. Per tre giorni fu trascinato dalla corrente del fiume, fino ad arenarsi presso la sua foce, dove fu riconosciuto da un monaco (si dice indirizzato lì da una visione del defunto pontefice) e nascosto dai suoi fedeli finché fu vivo Stefano VI. Dopo la morte di questi e la deposizione del successore Romano, il corpo nascosto venne sepolto, per la seconda volta, nella basilica di San Pietro, per volere di papa Teodoro II, che lo avrebbe posto tra le tombe degli apostoli con una pomposa cerimonia. Ulteriori processi contro persone decedute vennero vietati.

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