Il potere della normalità

Se potessi ancora dire, a 50 anni, cosa vorrei fare da grande, sceglierei il conferenziere TED. Categoria ampia ed eterogena, invero, riservata a testimonial di eccezione, ricercatori, scienziati, artisti, inventori. E io non sono nulla di tutto questo. Mi accontenterei, tuttavia, di una piccola, breve conferenza per un argomento sul quale non servono particolari referenze accademiche. Mi piacerebbe parlare nelle vesti di un motivatore professionista.

Sembrerebbe che le mie chances di vedere realizzato il mio sogno siano molto basse, vero?

Chi sono infatti i motivatori famosi, quelli che fanno parlare di sé, i cui video diventano virali e sono rimbalzati da un giornale on line all’altro?

Appartengono fondamentalmente a due categorie. anthony-robbinsLa prima è quella dei super guru strapagati che riempiono gli stadi e ti fanno camminare sui carboni ardenti (alla Anthony Robbins, per capirci), pieni di carisma fino alle orecchie, dal fisico prestante, vestiti come i venditori americani anni ’70, il tono di voce potente e trascinante. Essi sono i testimonial di come il pensiero positivo, l’ottimismo, la forza di volontà, la PNL possono condurci al successo.

Lizzie-Velasquez-AlabamaU2La seconda è quella delle persone amabili quanto svantaggiate, come Lizzie Velasquez, afflitta da una grave malattia che la rende fragile e filiforme, o Nicholas James Vujicic, nato senza gli arti, eppure speaker motivazionale professionista, padre, marito. Di fronte a loro, alla loro forza, ai loro risultati, viene spontaneo dirsi: se ce l’hanno fatta loro, a superare i loro problemi, posso farcela anche io con i miei.

C’è un grosso “però” in questa dicotomia estrema. Entrambe le tipologie di motivatori ci emozionano, ci catturano, ci ispirano grandi propositi di cambiamenti e potenziamenti personali. Eppure. Finita la conferenza. L’effetto svanisce.

Li percepiamo come singolarità. Casi unici. Ascoltare le loro storie è avvincente, immedesimarsi in loro più difficile. Senza un carisma, un fisico e un’ambizione come quelli di Antony Robbins è difficile fare Antony Robbins, e quelli che ci provano riescono come pallide caricature.

Senza gli handicap di Lizzie e di Nicholas, senza la loro storia di difficoltà, bullismo subito, emarginazione, è difficile tirare fuori una simile voglia di rivalsa, di sfondare, di ribaltare tutte le scommesse negative su di loro.

La loro motivazione non ci contagia, non può. Non la viviamo sulla nostra pelle. Sono troppo diversi da noi.

Ecco perché quello che ci vuole per le persone “normali”, ossia nella media, con qualche fortuna e qualche sfortuna, con tante risorse e tanti punti deboli, secondo me è un motivatore che non sia un testimonial di un super-potere o di un super-successo o di una super-rivalsa.

Ci vuole un motivatore che abbia una vita, un’immagine, un approccio “nella norma”.

In cui tutti possano immedesimarsi. Una persona che non sia sicura di sé, ma ragionevolmente certa delle sue risorse. Che ammetta di farsi un bel pianto, ogni tanto, e poi di sentirsi meglio.paperinick

Che non pretenda di guidare gli altri per le vie del paradiso, ma semplicemente di condividere le strategie che in genere funzionano per uscire dalle peste.

Qualcuno che possiamo benissimo immaginare mentre scivola nel mood negativo, ma che è altrettanto credibile che ne sia uscito ogni volta.

Ecco perché, anche se questa idea non dà pace a mio marito, io credo di avere delle cose da dire sul pensiero positivo, e persino delle chances di finire su una TED qualsiasi, un giorno lontano. As long as I’m allowed to speak Italian. 🙂

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