Odio l’estate

Un titolo facilmente profetico, per un concorso letterario lanciato alle soglie del solstizio di giugno. Tra le iniziative nell’ambito di “Letti di Notte”, la libreria Mondadori di Via Piave a Roma ci ha sfidato quest’anno a trasfondere in un breve racconto di non più di 2015 caratteri, spazi inclusi, tutto il nostro astio verso la bella stagione.
Personalmente, argomenti di risentimento verso l’estate non ne ho, e allora ho immaginato chi potesse stesse stare peggio di noi, ad esempio la razza aliena di un pianeta dove ogni estate durasse ventisette anni dei nostri.
Ne è scaturito non un racconto compiuto, naturalmente, ma una sola scena, un cameo, uno scorcio di un dialogo tra razze differenti in un lussureggiante giardino imperiale.

Le parole dell’ambasciatore alieno nascondono tuttavia molto più di una semplice constatazione metereologica, e forse un giorno la sua visione della vita meriterà di essere approfondita in un contesto più ampio.

L’antologia raccoglie tutti i racconti pervenuti al concorso, ben 161. Il mio ambasciatore è arrivato sesto, un ottimo piazzamento, direi.

A proposito, al concorso e all’antologia ha partecipato anche mio marito. E lui sì che odia l’estate.

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ODIO L’ESTATE

Di Lidia Calvano

L’orlo delle sontuose vesti cerimoniali sfiorava il sentiero acciottolato. Ovunque lo sguardo si rivolgesse, in quel pomeriggio di aprile, incontrava le meraviglie dei giardini imperiali; vialetti di bosso perfettamente modellati in spirali, cuscini di liliacee fiorite, laghi incorniciati da ninfee, pergolati di rose e glicini. L’Ambasciatore si profondeva in complimenti per la perizia e la cura infuse in quell’angolo di paradiso.

– Vostra Eccellenza ha la fortuna di visitare il parco nel periodo più propizio. Tra un mese sarà tutto arido e sfiorito – mi schermii. – Qui da noi le estati sono terribili, caldissime e insopportabilmente afose.

Si fermò a guardarmi negli occhi, poi continuò a parlare.

– Io detesto l’estate. Su Enoxion ciascuna dura l’equivalente di ventisette dei vostri anni. Il nostro ciclo vitale ci consente di vederne tre. Durante la prima nasciamo e si perfeziona la nostra educazione. Nella seconda dobbiamo trovare una compagna compatibile, riprodurci e prenderci cura della prole. La terza ci serve per lavorare all’eredità che lasceremo, e per prepararci a morire.

L’Ambasciatore si fermò a respirare profondamente il profumo di una siepe di caprifoglio, quindi riprese.

– L’inverno è la mia stagione preferita; non che ci sia grande scelta, del resto, avendone solo due. Rimaniamo confinati sotto la superficie ghiacciata del pianeta, ma siamo liberi di dedicarci a noi stessi, di coltivare la conoscenza, la meditazione, l’arte. E l’amore – sospirò.

La domanda aleggiava incerta nell’aria, e lui pensò cortesemente di togliermi dall’imbarazzo di porla o meno.

– Il ritorno a casa segnerà la fine del mio tempo.

Il sole tramontava con bagliori violacei, e mi sentii in dovere di aggiungere qualcosa di garbato.

– In effetti, Eccellenza, sembrerebbe che le estati di Enoxion siano persino più ingrate delle nostre.

Annuì con aria mesta, e riprendemmo in silenzio il cammino verso il padiglione delle Udienze, ciascuno perso nei propri pensieri.

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AA.VV. – Odio l’estate

Racconti

Giulio Perrone Editore

Giugno 2015

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