Un passo indietro

Lasciare-andareQuando ogni tentativo ragionevole fallisce, non resta che smettere.

Non è del tutto vero infatti che nulla è impossibile a chi vuole. Arriva sempre un punto in cui siamo costretti a fare il bilancio di quanto ci costerebbe tentare ancora piuttosto che rinunciare.

Qual è il difficile limite tra il perseverare e l’abbandonare? Quando è il momento in cui desistere non è più espressione di scarsa volontà e autostima, ma di sano pragmatismo e di autodifesa?

Nessuno può dircelo tranne il nostro cuore.

Quando un traguardo appare irraggiungibile, le speranze malriposte, il tono dell’umore si abbassa, il senso di fallimento prende il posto della gioia creativa, i pensieri vanno di continuo all’insuccesso, ecco, quello è il momento di liberarci da un obiettivo che non ci fa più crescere, che non ci dà energia positiva ma ci avvilisce.

Non è destinato a me, dirà qualcuno.

È fuori dalla mia portata, penserà qualche altro.

Di sicuro, non è immolando le nostre forze e la nostra serenità a un’attività priva di riscontri positivi che faremo il nostro bene.

E i sogni che avevamo coltivato, dunque, che fine faranno?

Occorrerà lasciarli andare, come un palloncino gonfio di elio, verso un’altra realtà.

A noi resterà dapprima un grande vuoto, un senso di incapacità, inadeguatezza, perdita, rimpianto.

Poi la vita e il tempo ci guariranno. Lo fanno sempre.

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