Non più di uno oltre te

Perché scrivere, in questo mondo sempre più distratto e vorace, affamato di messaggi istantanei e concisi al limite del pittogramma? Perché lo facciamo?

La scrittura è un’amante infedele: ci illude, ci infiamma col sacro furore dell’ispirazione, ci fa credere di essere i prescelti cui è stato affidato un dono prezioso, ma subito dopo ci lascia vuoti e ci mortifica, non appena ci accorgiamo che le stesse lusinghe sorridenti sono state concesse, con maggiore successo, a chiunque altro.

Per questo, se si può scegliere, è meglio vivere che scrivere. Passeggiare, amare, mangiare, nuotare, parlare con un amico, godere della natura. Tutto questo, quando è possibile, è preferibile al lavoro solitario e muto del vergare i pensieri in parole su carta.

Nel momento però, inevitabile prima o poi, in cui la vita ci piega con il suo carico di pena, allora sì, conviene ricorrere al foglio e alla penna.

Perché la scrittura è anche l’unica cosa che possa trasformare una ferita dell’anima in qualcosa di prezioso; non ci aiuterà a dimenticare il dolore né lo affievolirà, ma ci porterà a guardarlo con uno sguardo più maturo e distaccato, arrivando persino a rendercelo grato e a rintracciarvi un senso profondo.

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