Non più di uno oltre te

Perché scrivere, in questo mondo sempre più distratto e vorace, affamato di messaggi istantanei e concisi al limite del pittogramma? Perché lo facciamo?

La scrittura è un’amante infedele: ci illude, ci infiamma col sacro furore dell’ispirazione, ci fa credere di essere i prescelti cui è stato affidato un dono prezioso, ma subito dopo ci lascia vuoti e ci mortifica, non appena ci accorgiamo che le stesse lusinghe sorridenti sono state concesse, con maggiore successo, a chiunque altro.

Per questo, se si può scegliere, è meglio vivere che scrivere. Passeggiare, amare, mangiare, nuotare, parlare con un amico, godere della natura. Tutto questo, quando è possibile, è preferibile al lavoro solitario e muto del vergare i pensieri in parole su carta.

Nel momento però, inevitabile prima o poi, in cui la vita ci piega con il suo carico di pena, allora sì, conviene ricorrere al foglio e alla penna.

Perché la scrittura è anche l’unica cosa che possa trasformare una ferita dell’anima in qualcosa di prezioso; non ci aiuterà a dimenticare il dolore né lo affievolirà, ma ci porterà a guardarlo con uno sguardo più maturo e distaccato, arrivando persino a rendercelo grato e a rintracciarvi un senso profondo.

sandro3-collage

Le concubine del pianeta Zofar

Non siamo noi a trovarle, le storie. Sono loro che trovano noi.

Questo romanzo mi ha strattonato a viva forza per essere scritto, ha atteso pazientemente in disparte un’estate intera, mi ha convinto a terminarlo, a rivederlo, a proporlo, a credere in un’ibridazione di generi che farà storcere la bocca ai più.

Ma doveva venire alla luce, in un modo o nell’altro. Lo pretendeva.

Ora vive di vita propria, parla ai lettori di cose che non sapevo neanche di avervi infuso, fa loro immaginare mondi che mi resteranno per sempre preclusi.

È così che deve essere. Non mi appartiene più.

Lo guardo veleggiare lontano, e aspetto che la prossima storia mi chiami e mi attraversi per diventare anch’essa il sogno di qualcun altro.

Cover senza sfumature 72 bassa

Due pianeti contrapposti da un odio secolare, un popolo umiliato e asservito dopo una guerra totale. Un conquistatore diverso dagli altri sbarca su un mondo sconfitto e radioattivo, e sceglie una schiava dai capelli rossi per farne la sua concubina e portarla con sé su un eden lontano. Appartengono a due specie umanoidi, ma aliene tra loro, separate dai ricordi di tremende crudeltà e da un’inimicizia viscerale; scoppia tra di loro una potente attrazione fisica, ma non basta. Se non riusciranno a dare spazio anche all’affetto e alla fiducia, nulla potrà salvarli dalla furia omicida e dai complotti manovrati da coloro ai quali hanno giurato fedeltà.

Le concubine del Pianeta Zofar

Delos Digital – Collana Senza Sfumature
Novembre 2015

Il riso in 99 parole

Un microracconto predisposto per un concorso che chiedeva di inventare una storia sul riso (vegetale o espressivo) in sole 99 parole. Non ho mai mandato queste righe al concorso, ma scriverle mi è piaciuto molto: racchiudono tutto un mondo, e Aileen forse non è così lontana nel tempo come si può pensare.

i_love_you_miss_robot_by_hera_of_stockholm-d5vz7yl

 

“Aileen e il Creatore

 

L’ingegnere capo si massaggiava le tempie dolenti. Quel prototipo di androide di ultima generazione gli stava procurando tante grane quante soddisfazioni.

– Te l’ho già spiegato, Aileen, non possiamo modificare il tuo chip emotivo.

– Ma perché? – Insisteva la ragazzina, gli occhi lucidi di lacrime. – Perché non posso imparare a ridere?

– La tua emotività è già troppo complessa così, per il riso servirebbe aggiungere una decina di funzioni collaterali. Ma perché la fai così lunga con questa sciocchezza, dannazione?

Aileen corse via, sbattendo la porta e nascondendo i singhiozzi disperati.

– Perché – pensò – se non so ridere, nessuno s’innamorerà mai di me.”

The end (explicit semper certus…)

Nel giugno del 2014, nell’ambito delle iniziative di Letti di Notte, quei burloni della Libreria Mondadori Via Piave indissero un concorso letterario siffatto, dal titolo “The end.”

“…Una fitta improvvisa e Lux rovinò sul tappeto. Poi rantolò e, finalmente, solo allora,  scovò  quel maledetto, ultimo, pezzo.”

Cosa avrà portato a questa scena?
Quale incrocio di eventi e destini si sono susseguiti fino a questo punto?
Immergetevi in questo finale e raccontateci la vostra storia.

C’era di che sbizzarrire la fantasia di chiunque, e la mia galoppò a tal punto che proposi a mio marito di partecipare con un racconto scritto a quattro mani. Ci costò quasi il divorzio, ma vincemmo il concorso.

Ernst Grunfeld introduce this defense against none other than Alexander Alekhine in Vienna in 1922.
Ernst Grunfeld introduce this defense against none other than Alexander Alekhine in Vienna in 1922.

 

Solstizio di sangue

di Lidia Calvano e Stefano Sappino

 

Erano le notti più corte dell’anno, calavano senza fretta dopo serate luminose e prolungate. I petali di magnolia cadevano alla spicciolata, bruniti dal sole ma ancora intrisi della loro fragranza soave; i gechi emettevano il loro “gnek” dalle crepe roventi dei muri; i pipistrelli con voli spezzati si ingozzavano di insetti molesti. E Lux riusciva persino a godere di questi dettagli, da dietro le finestre aperte del salone, nonostante stesse per morire, o forse appunto per questo.

Una profonda ferita di coltello al polmone lo stava lentamente dissanguando, inondandogli il fiato di sangue; anche se non fosse stato legato a quella sedia, difficilmente avrebbe potuto chiedere aiuto in qualche maniera.

Era colpa di quel maledetto caso se versava in quella situazione incresciosa, ma non faticava ad ammettere che a essergli fatale era stata principalmente la sua presunzione; aveva compiuto un’ingenuità indegna della sua esperienza decennale di investigatore, e ora ne avrebbe pagato le conseguenze fino in fondo.

Gli omicidi seriali avevano solleticato le pruderie di mezza nazione, i giornali e media ci si erano tuffati con voluttà. Ogni primo venerdì del mese, da più di un anno, all’uscita di qualche discoteca, spariva un ragazzo, tra i venti e i trent’anni. Ricompariva poi nel corso delle settimane successive, un po’ per volta, sparso per la città, un reperto anatomico dopo l’altro, ritrovato sulla scorta di puntuali segnalazioni anonime. E non ne scompariva un altro se prima non era stato ricomposto il precedente. Le vittime sembravano non avere nulla che le accomunasse, a parte la relativa facilità con cui potevano essere predate: tutte uscivano dal locale da sole e in condizioni non proprio di lucidità. Ben presto si era definito il copione: i corpi erano sezionati accuratamente in 16 pezzi, otto piccoli, le dita delle mani, sei più grandi, simmetrici tra di loro a coppie, due più ampi e differenti. Qualche cervellone della questura aveva ipotizzato che ci fosse di mezzo qualcosa con gli scacchi, e ci si era messi alla ricerca di un detective che fosse anche esperto di quel gioco. “Ci sarebbe il Bazzaghi…” avevano proposto i colleghi. Bazzaghi Dino, classe ’51, detto “Lux”, doveva il suo soprannome e la sua fama a un paio d’intuizioni con le quali era venuto a capo di casi particolarmente intricati. Che fosse stato anche Maestro Internazionale di scacchi lo ricordavano in pochi; la sua precoce e promettente carriera si era interrotta improvvisamente molti anni prima, per motivi sui quali il Bazzaghi stesso amava sorvolare. “Ho abbracciato la non violenza”, rispondeva a chi lo interrogava in proposito. In forza di tali referenze, il Lux venne quindi cooptato nelle indagini.

Il momento era critico: la quattordicesima vittima era sta ritrovata, stavolta quasi completa dopo il tredicesimo pezzo. Mancava solo l’occhio sinistro, e questo strideva, poiché non corrispondeva al modus operandi consolidato; anche il messaggio pubblicato dal killer, su una bacheca on line, che in genere annunciava il luogo dell’occultamento dei macabri pezzi, era sibillino, stavolta: “Non avrei certo preso la Donna, altrimenti”.

Per tutti gli inquirenti questa discontinuità nelle abitudini del maniaco significava che rilanciava la posta, sfidando le forze dell’ordine e beffeggiandole per la loro inconcludenza; quando ciò accadeva, in genere, l’assassino si sbilanciava in un passo falso e la cattura era vicina. Per Lux invece i nuovi indizi si erano tradotti nell’identificazione certa del killer, il Maestro Internazionale Antonio Bradistoni, e del suo movente.

Lui e Bradistoni si erano incontrati una sola volta, nella partita decisiva del torneo di Amburgo, nella sua vita precedente. Il clamoroso errore di Bradistoni, che “mangiando” la Regina era caduto nella sua trappola, alla quindicesima mossa della Difesa Grünfeld, con scacco matto alla mossa seguente, era inconcepibile per un giocatore del suo livello, e aveva posto fine alla sua carriera, ma anche a quella di Lux.

Bradistoni lo aveva accusato di averlo volontariamente distratto, starnutendo mentre sorbiva un caffè e mandandogli nell’occhio sinistro dei cristalli di zucchero, causandogli una dolorosa lesione alla cornea, e che solo per questo “incidente” era caduto nell’errore fatale. L’inchiesta che ne era seguita non aveva completamente scagionato Lux il quale, disgustato, aveva abbandonato il mondo degli scacchi. Bradistoni era scomparso, anche se molti sostenevano di riconoscere il suo stile di gioco in alcuni forum di sfide on line.

Lux ne era certo. Lo stava sfidando a continuare quella partita che aveva segnato le loro esistenze, in un gioco simbolico dove tutto era perfettamente studiato e la posta erano delle giovani vite: le vittime fatte ritrovare in sedici sezioni che simboleggiavano i pezzi, e ogni cadavere, finora quattordici, rappresentava una mossa del Bianco, il killer, tante quante erano nella famosa partita prima del sacrificio della Regina Nera.

Il numero minore di pezzi dell’ultima vittima, della quale mancava alla ricomposizione non casualmente l’occhio sinistro, e il messaggio criptico facevano anch’essi chiaro riferimento a quella partita, sfida che stavolta il Bradistoni non intendeva perdere.

Lux ricostruì facilmente dove si potesse trovare il pezzo mancante: su una mappa della città quadrettata a scacchiera, i punti dei tristi ritrovamenti dell’ultimo corpo corrispondevano alle prime tredici mosse canoniche del Bianco nella Difesa Grünfeld; la prossima, che avrebbe dovuto portare al rinvenimento dell’occhio mancante, indicava un’antica villa non lontana dal centro, immersa in un piccolo parco. Lux era quasi certo che vi avrebbe trovato una scacchiera da torneo, con i pezzi disposti come quel giorno, e che nelle intenzioni del suo avversario da lì in poi la storia si sarebbe dipanata in modo differente.

Qui commise il suo, di errore fatale; non dire a nessuno dove stesse andando, né delle sue intuizioni in merito al caso. Più che all’appuntamento con un geniale assassino stava recandosi a una sfida con un grande rivale, con il quale troppe cose erano rimaste in sospeso da tempo. I giocatori di scacchi hanno una loro etica, pensava il Lux.

Nella villa abbandonata aveva difatti trovato quello che si aspettava; un salone dall’atmosfera polverosa, un tavolino ben illuminato dal sole estivo, due sedie contrapposte, la scacchiera, gli orologi da competizione fermi ai tempi di allora, la sua Regina Nera provocatoriamente offerta in presa. Non rimaneva che sedersi, e attendere. Non avrebbe mai perso una partita con Bradistoni, pazzo o meno. Toccava al Bianco.

Si era risvegliato che il sole stava quasi tramontando. Era legato alla sedia, un cerotto sulla bocca, un dolore acutissimo al fianco destro, un sapore metallico in bocca e la sensazione di svenire da un momento all’altro. Bradistoni era seduto di fronte a lui, composto, e aspettava che il Lux fosse in grado di comprendere quello che aveva da dirgli.

“Quanto tempo, Dino…” esordì pacatamente. “Farei un torto alla tua intelligenza se mi mettessi a spiegarti perché e per come ti ho condotto fin qui, vero?”

Brandistoni fece una pausa a effetto.

“Ma almeno un paio di cose mi prenderò la soddisfazione di dirtele, velocemente, non vorrei abusare del tuo prezioso tempo. L’occhio che stavi cercando è qui, in questa sala; noi professionisti abbiamo un’etica, non ti avrei mai fatto venire qui con l’inganno. Se avrai tempo e voglia, potrai divertirti a cercarlo. La seconda cosa risponde a quella che credo sia la tua curiosità più forte in questo momento: perché non ti ho ucciso subito? Sai, come diceva il grande Fischer dei suoi avversari, “mi piace vederli dibattersi”. Ti auguro buona serata, Dino, il piacere stavolta è stato tutto mio.”

Brandistoni si alzò, s’inchinò al suo dirimpettaio, si aggiustò gli occhiali e fece per uscire dalla stanza. Invece si fermò a guardare ancora un attimo la scacchiera e mosse per il Bianco, senza toccare la Regina Nera. Quindi lasciò solo Lux nella luce del crepuscolo.

La fine si avvicinava, il suo sguardo si annebbiava, ma Lux non era ancora pronto a morire. Una casella mancava ancora al puzzle, e la sua mente non si rassegnava ad andarsene senza aver risolto anche quell’ultimo interrogativo. Nel tentativo di racimolare ancora qualche istante di coscienza, tentò come poteva di raggiungere una posizione orizzontale, oscillando con tutta la sedia alla quale era legato.

Una fitta improvvisa e Lux rovinò sul tappeto. Poi rantolò e, finalmente, solo allora, scovò quel maledetto, ultimo, pezzo.

Odio l’estate

Un titolo facilmente profetico, per un concorso letterario lanciato alle soglie del solstizio di giugno. Tra le iniziative nell’ambito di “Letti di Notte”, la libreria Mondadori di Via Piave a Roma ci ha sfidato quest’anno a trasfondere in un breve racconto di non più di 2015 caratteri, spazi inclusi, tutto il nostro astio verso la bella stagione.
Personalmente, argomenti di risentimento verso l’estate non ne ho, e allora ho immaginato chi potesse stesse stare peggio di noi, ad esempio la razza aliena di un pianeta dove ogni estate durasse ventisette anni dei nostri.
Ne è scaturito non un racconto compiuto, naturalmente, ma una sola scena, un cameo, uno scorcio di un dialogo tra razze differenti in un lussureggiante giardino imperiale.

Le parole dell’ambasciatore alieno nascondono tuttavia molto più di una semplice constatazione metereologica, e forse un giorno la sua visione della vita meriterà di essere approfondita in un contesto più ampio.

L’antologia raccoglie tutti i racconti pervenuti al concorso, ben 161. Il mio ambasciatore è arrivato sesto, un ottimo piazzamento, direi.

A proposito, al concorso e all’antologia ha partecipato anche mio marito. E lui sì che odia l’estate.

bordure-per-aiuole_N4

ODIO L’ESTATE

Di Lidia Calvano

L’orlo delle sontuose vesti cerimoniali sfiorava il sentiero acciottolato. Ovunque lo sguardo si rivolgesse, in quel pomeriggio di aprile, incontrava le meraviglie dei giardini imperiali; vialetti di bosso perfettamente modellati in spirali, cuscini di liliacee fiorite, laghi incorniciati da ninfee, pergolati di rose e glicini. L’Ambasciatore si profondeva in complimenti per la perizia e la cura infuse in quell’angolo di paradiso.

– Vostra Eccellenza ha la fortuna di visitare il parco nel periodo più propizio. Tra un mese sarà tutto arido e sfiorito – mi schermii. – Qui da noi le estati sono terribili, caldissime e insopportabilmente afose.

Si fermò a guardarmi negli occhi, poi continuò a parlare.

– Io detesto l’estate. Su Enoxion ciascuna dura l’equivalente di ventisette dei vostri anni. Il nostro ciclo vitale ci consente di vederne tre. Durante la prima nasciamo e si perfeziona la nostra educazione. Nella seconda dobbiamo trovare una compagna compatibile, riprodurci e prenderci cura della prole. La terza ci serve per lavorare all’eredità che lasceremo, e per prepararci a morire.

L’Ambasciatore si fermò a respirare profondamente il profumo di una siepe di caprifoglio, quindi riprese.

– L’inverno è la mia stagione preferita; non che ci sia grande scelta, del resto, avendone solo due. Rimaniamo confinati sotto la superficie ghiacciata del pianeta, ma siamo liberi di dedicarci a noi stessi, di coltivare la conoscenza, la meditazione, l’arte. E l’amore – sospirò.

La domanda aleggiava incerta nell’aria, e lui pensò cortesemente di togliermi dall’imbarazzo di porla o meno.

– Il ritorno a casa segnerà la fine del mio tempo.

Il sole tramontava con bagliori violacei, e mi sentii in dovere di aggiungere qualcosa di garbato.

– In effetti, Eccellenza, sembrerebbe che le estati di Enoxion siano persino più ingrate delle nostre.

Annuì con aria mesta, e riprendemmo in silenzio il cammino verso il padiglione delle Udienze, ciascuno perso nei propri pensieri.

fronte-odio-lestate-copia

AA.VV. – Odio l’estate

Racconti

Giulio Perrone Editore

Giugno 2015

C’era st(r)avolta

Il secondo progetto portato a buon fine con l’amica e collega Luigina Sgarro.

Per un’iniziativa benefica, abbiamo ingaggiato diciotto autori di differente formazione ed esperienza narrativa, e abbiamo lasciato loro carta bianca su una favola classica a loro scelta: potevano riscriverla, stravolgerla, reinterpretarla a loro piacimento.

Ne sono scaturite due grosse vene di ispirazione: i racconti della Regina Nera, curati e commentati dalla sottoscritta, che hanno espresso un mood cupo, gotico, pulp; i racconti della Regina Bianca, curati e commentati da Luigina, caratterizzati da speranza, ottimismo, lieto fine.

Il senso che emerge è che la favola che sceglieremo di riscrivere per noi stessi, e come sapremo riadattarla, ci dirà molto su chi siamo, su dove desideriamo andare, e sulle risorse su cui possiamo fare affidamento.

Sono molto fiera di quest’ultima fatica. Non era semplice coordinare un progetto così complesso mantenendo la rotta del significato che volevamo trasmettere: il potere della narrazione che si esprime alla massima potenza in un genere tradizionale eppure incredibilmente attuale.

Ma poi, non trovate che la copertina sia adorabile? 🙂

copertina C'era st(r)avoltaHomeless Book, collana “Strumenti per la Transizione”
Giugno 2015

La terza luna di Vegis

Quando ho deciso di provare a cimentarmi con un racconto erotico, ambientarlo nella fantascienza mi è sembrato la cosa più naturale che potessi fare. Forse per creare un’atmosfera che più esotica non si può, forse per prendere un po’ di distacco da un genere che non avevo mai frequentato e che, in qualche modo, mi imbarazzava. Non credo sia venuto tanto male, se la curatrice di una delle collane erotiche più rinomate al momento lo ha gradito…

Cover senza sfumature 57 BASSA

Delos Digital, collana “Senza sfumature”

Giugno 2015

E dopo Carosello…

E dopo Carosello tutte a nanna- Storie di donne e mamma Rai

…tutte a nanna.

Una splendida iniziativa di donne scrittrici e legate alla scrittura, associate in EWWA. Una antologia digitale di racconti dedicati a mamma Rai.

Il mio si intitola “I giovedì della signora Adele”. E’ una favola un po’ triste, ma con un protagonista bellissimo. Da chi ho preso ispirazione? Guardate un po’…

Italia. Terra d’amori, arte e sapori.

Antologia Ewwa Terra

Seconda antologia targata EWWA, associazione di donne scrittrici e legate alla scrittura. Il tema è il nostro paese, con le sue meraviglie artistiche e gastronomiche.

Ho partecipato con il racconto “Missione ‘Diamante'”, una breve spy-story ambientata in un meraviglioso paesino di mare in provincia di Cosenza, famoso per i murale, le granite, la scogliera, e la sagra del peperoncino.

Protagonista una coppia, io me li sono immaginati così…

Lei scura, mora, capelli ricchi, profilo egiziano…

Lui rosso di capelli, irlandese, lentigginoso.

Sotto il sole canicolare della Calabria ne succedono delle belle…

D’oro e d’argento

Il mio esordio nel genere romance. Nato come scommessa con me stessa, per mettermi alla prova, per il gusto della sfida dei miei limiti e della mia zona di confort.

Emozionatevi con la protagonista, Vera, ma non ditemi che è autobiografico, vi prego…

d'oro e d'argento coverVera è una psicoterapeuta ironica e affascinante, che dopo il divorzio sta ancora fronteggiando i suoi problemi personali di sfiducia verso il mondo, e deve cercare di recuperare un rapporto difficile con la sua unica figlia. La notizia che deve sottoporsi a un piccolo intervento chirurgico sembra l’ennesima preoccupazione che si aggiunge alle altre in un periodo complicato, ma in realtà questo contrattempo segnerà l’inizio di una serie di eventi travolgenti, in grado di cambiare radicalmente la sua vita e di completare la sua guarigione interiore. Grazie all’amore, naturalmente…

Delos Digital, collana “Passioni romantiche”

Maggio 2015

Il Matto, il Mago, il Mondo

Il primo libro non si scorda mai…

Scriverlo a quattro mani con un’amica e collega è stato un percorso intellettuale ed emotivo di grandissimo impatto.

Momenti di stasi, momenti di dubbio, voglia di comprendere. Spesso abbiamo le risposte ma le domande ci sfuggono. Come possiamo tirarci fuori dai momenti bui attingendo alla nostra conoscenza nascosta?

In questo libro gli Arcani diventano un potente mezzo di introspezione, che accresce la consapevolezza e aiuta a farsi le domande giuste nei momenti di incertezza e di cambiamento.

Ciascuno, anche se del tutto a digiuno della materia, può costruire il suo personale mondo di significati attorno ad ogni Arcano, e stupirsi di come le loro immagini trovino risonanza nella nostra coscienza e nei nostri ricordi.

Superando il tradizionale utilizzo oracolare, pur tenendo sempre d’occhio l’iconografia originale, i lettori sono guidati passo passo in un uso nuovo e diverso del simbolismo delle carte, e comprendono come un antico gioco figurato può diventare un prezioso strumento per gestire la transizione.

Homeless Book (2014)

Collana Strumenti per la transizione